Polmoni e attività fisica

Che succede ai polmoni quando compio attività fisica?

Durante l’attività fisica entrano in gioco due organi importanti del corpo: il cuore e i polmoni. I polmoni filtrano ossigeno per fornire energia ed espellere l’anidride carbonica, il prodotto di scarto che si crea quando si produce energia. Il cuore pompa l’ossigeno ai muscoli che stanno svolgendo l’esercizio.

L’inspirazione è diretta conseguenza della contrazione dei muscoli, l’espirazione è un fenomeno passivo, che sfrutta il rilassamento muscolare e la pressione atmosferica per l’espulsione di gas dai polmoni.

La funzione polmonare è proprio quella di consentire lo scambio gassoso tra le unità funzionali del polmone, ossia gli alveoli polmonari, ed i capillari polmonari, mantenendo costanti le pressioni parziali dei gas.

Nel corso dell’attività fisica, quando i muscoli lavorano di più, l’organismo consuma più ossigeno e produce una maggiore quantità di anidride carbonica. Per soddisfare questa richiesta supplementare, la respirazione deve aumentare da circa 15 volte al minuto (12 litri d’aria) a riposo, fino a circa 40–60 volte al minuto (100 litri d’aria) in fase di esercizio. Anche la circolazione accelera per portare l’ossigeno ai muscoli, permettendo loro di continuare a muoversi.

Quando i polmoni sono sani, si dispone di un’ampia riserva respiratoria. Quando la funzione polmonare è ridotta, può succedere di utilizzare gran parte della riserva respiratoria e di sentirsi così “mancare il fiato”, una sensazione talvolta spiacevole, ma che generalmente non è pericolosa.

Cosa posso fare per aiutare i polmoni ad affrontare l’esercizio?

La cosa più importante da fare per mantenere i polmoni sani è prendersene cura. Il fumo comprometterà la capacità di svolgere attività fisica e di raggiungere il proprio vero potenziale. Se si smette di fumare, sarà più facile riuscire a praticare attività fisica più a lungo già a due settimane di distanza dall’ultima sigaretta.

Polmoni e attività fisica: quali sono i benefici dell’attività fisica?

Effetti a breve termine

Sono effetti transitori, in cui i valori di alcuni parametri polmonari aumentano durante l’esercizio fisico e/o permangono più alti rispetto ai valori normali nelle ore che seguono. Un esempio è il volume polmonare residuo (VR) che, concettualmente analogo alla capacità funzionale residua, misura il volume dell’aria rimasta nei polmoni al termine di un’espirazione massimale. Si è verificato che il suo valore aumenta in seguito ad un esercizio fisico intenso, sia di breve sia di lunga durata.

Tale valore è particolarmente significativo a breve termine, secondo la seguente tabella:

Valore polmonare residuo
Tempo di misurazione Aumento % del volume polmonare residuo
5 minuti dopo il termine dello sforzo 25%
30 minuti dopo il termine dello sforzo 18%
1 ora dopo il termine dello sforzo 15%

Tale aumento, però, è di breve durata, in quanto 24 ore dopo lo sforzo il valore del parametro torna a livelli normali.

Effetti a lungo termine

Parte della sensazione di fatica legata alla respirazione durante l’attività fisica (il “fiatone”) è legata allo stato di allenamento dei muscoli inspiratori (diaframma, intercostali, scaleni). Il loro compito è quello di espandere la cavità toracica, sollevando le coste e facendo discendere il diaframma.

Lo scopo dell’allenamento non si traduce quindi nella variazione dei parametri polmonari, ma in un maggior allenamento dei muscoli respiratori, che sono in grado di mantenere prestazioni sotto il massimo dei valori di ventilazione per intervalli di tempo più lunghi.

Svolgere attività fisica in presenza di una patologia polmonare a lungo termine.

Chi è affetto da una patologia polmonare a lungo termine può contribuire a migliorare i propri sintomi svolgendo regolare attività fisica. Se si è affetti da una condizione del genere, il pensiero di sentirsi mancare il fiato velocemente può scoraggiare e demotivare all’esercizio. Si può essere tentati di evitare l’attività fisica perché si pensa di restare senza fiato, ma riducendo l’esercizio si perde la propria forma e le attività quotidiane saranno ancora più difficoltose. La cosa migliore da fare è farsi guidare da un medico o da un laureato in scienze motorie prima di iniziare a svolgere attività fisica, per essere certi che i propri piani siano in linea con le proprie capacità e siano sicuri.

Ogni programma di esercizio deve essere strutturato nel tempo per permettere all’organismo di adattarsi. È importante svolgere l’attività fisica al proprio ritmo. Se si arriva a farsi mancare il fiato tanto da non riuscire a parlare, rallentare il ritmo o, se necessario, fare una breve pausa. Più si fa, più si riuscirà a fare! Anche esercizi intermittenti possono aiutare a gestire la dispnea. Alternare in questo caso brevi esercizi, che durino 1–2 minuti, a momenti di riposo (o di esercizio più lento). Si tratta del cosiddetto“allenamento a intervalli”.

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Emmanuele Riosa

Emmanuele Riosa

Chinesiologo e Personal Trainer. Laureato in scienze motorie, fa parte di Training San Marco, dove opera come chinesiologo e personal trainer. Studia per diventare osteopata. Specializzato in ginnastica funzionale e posturale Ragazzo sportivo e solare, amante della pesistica .